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Ritorno al passato (col trucco)
Forse qualche lettore ricorderà una vecchia
serie di libri di Alberto Menarini, notissimo studioso e grande
esperto del dialetto bolognese: i "fotoconfronti col
passato". Il Menarini accostava i monumenti e le strade di
Bologna fotografati prima e dopo l’ultima guerra mondiale: per
esempio le Due Torri nel 1920 e nel 1969. Il risultato del
confronto era, manco a dirlo, falso e un po’ ingenuo: fin troppo
facile prendersela con la città moderna piena di automobili,
cementificata, triste. In più quest’operazione stimolava nei
meno giovani le classiche considerazioni in stile "düra
minga": "Una volta lì c’era l’osteria tal dei tali,
adesso c’è un palazzone di cemento. Che tempi! Che tempi, caro
cavaliere!" e così via. Uno strazio. Ma l’autore era un
onesto gentiluomo nostalgico senza pretese intellettuali ‘alte’.
Non pensavamo dunque di rivedere in libreria i
remoti "fotoconfronti" del Menarini riciclati con una
patina anglofona e "globale" molto alla moda (ma senza
citare la fonte!): W. Osterman, Déja view. Bologna, Italy
Rivisitazione fotografica della città…, Bologna, Pendragon,
2000 (pp. 135, L. 49000).
Un libro così anni fa avrebbe fatto ridere e
basta, guardate per esempio la foto dell’autore ancora ragazzino
tolta dall’album di famiglia confrontata con la sua faccia di
oggi (o l’lnsulso gioco di parole del titolo). Tutto il volume
si regge sull’idea infantile del confronto "ieri-oggi"
ma con risultati così futili e sinistri da far rimpiangere
persino il buon Menarini. E poi l’effetto agghiacciante delle
vispe signorine a passeggio negli anni Cinquanta rifotografate
oggi con i segni devastanti del tempo: mai toccare il passato con
le mani nude!
In realtà non c’è molto da ridere: il libro
(costoso) pretende di interpretare i cambiamenti della città
e gode persino dell’appoggio di un’importante istituzione
culturale come la Cineteca del Comune che ha prestato dei
pregevoli materiali fotografici d’archivio per un libro che non
meritava certo tanti sforzi.
Tuttavia è giusto chiedersi perché escono
libri del genere. Nessuno si rende conto che non ha senso spendere
soldi per pubblicazioni storicamente insignificanti che finiranno
inevitabilmente sulle bancarelle o al macero? Che senso ha
avvallare pubblicazioni del genere solo per pubblicare qualche
paginetta non memorabile su temi ormai fritti e rifritti?
Chissà perché il fotografo impegnato
nell’ennesima "rivisitazione" della città da noi è
trattato con tanta riverenza ed abbondanza di presentazioni solo
perché è straniero (anche se in realtà ci propina delle
patacche...). Questo è un segno indubitabile di provincialismo su
cui un giorno bisognerà riflettere.
Noi consigliamo caldamente ai lettori di
evitare i nuovi fotoconfronti con il passato di Willie Osterman
fotografo americano sciupapellicole: chi passa "attraverso lo
specchio" del suo libro non finirà nel magico mondo di Alice
ma in un cassonetto dei rifiuti.
Antonio Buitoni
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